
Lunedì
5 febbraio,
‘La tana della iena.
Storia di un ragazzo
palestinese’
della Compagnia Narramondo di
Firenze, tratto dall’omonimo romanzo di Hassan Itab a cui Carlo
Orlando dà la voce in scena per raccontare dal carcere romano in cui è
rinchiuso la sua storia. Lo seguiamo in un viaggio a ritroso nel tempo, che
parte dall’attentato di Via Bissolati a Roma che gli è costato 18 anni di
prigione, e passa per la scuola militare iniziata a 9 anni, spingendosi
indietro fino all’infanzia trascorsa nei campi profughi di Sabra e Chatila,
dove nel 1982, grazie alla copertura dell’esercito israeliano, i falangisti
uccisero sua madre e i due fratellini, insieme a migliaia di altri
Palestinesi. ‘Raccontare La tana della iena - afferma Carlo Orlando -
rappresenta una doppia sfida. Una sfida per il narratore, che deve vincere
il disagio di raccontare una storia scomoda, la storia di un terrorista. Una
sfida per l’ascoltatore/spettatore, che viene messo davanti ad una storia
che lo porta a mettere da parte i suoi pregiudizi’.
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Lunedì 19 febbraio
'In mezzo al mare’
della Compagnia
Ambra Jovinelli, con Valerio Aprea, scritto e diretto da Mattia
Torre e Vincitore della XVII edizione di Attori in cerca d autore -
Nuovi Autori Europei. Lo spettacolo racconta la storia comica e disperata di
un uomo che, chiamato a testimoniare in tribunale e a spiegarsi davanti ad
un giudice, realizza di non capire niente, né di sé, né del mondo che lo
circonda. In un’epoca incentrata sulla comunicazione, il nostro protagonista
è in balia delle onde: Elena, il ping pong, il matrimonio, sono per lui
elementi di una partita e di una testimonianza da cui pare difficile uscirne
indenni. Una straordinaria idea che con ironia racconta le nuove
frustrazioni di molti uomini nel XXI secolo. |

Lunedì 5
marzo
Il tarantino
Alessandro Langiu, classe 1973, porta in scena la sua nuova
produzione dal titolo ‘Di Figlio Padre, Di Figlia Madre’:uno
spettacolo/concerto molto animato, che ha rappresentato la Puglia durante il
centenario della CGIL. Sul palco anche Marianna Campanile e il
Valnades Art - Trio di chitarre classiche e percussioni. Il protagonista
della narrazione è Abo, un giovane tarantino che dopo la maturità nel 1990
decide di smettere di studiare per cercare lavoro. I suoi amici più cari e i
suoi parenti emigrano al nord, ma lui vuole provare a rimanere nella sua
città. Trova piccoli impieghi come agente immobiliare e rappresentante: sono
i lavori di oggi, veloci a consumarsi e a consumare le persone. Ma queste
esperienze ben presto si esauriscono e senza risultato alcuno. Sullo sfondo
il confronto continuo con il nonno che è stato operaio ai cantieri navali di
Taranto e che ha vissuto le più dure lotte operaie. Proprio quando sembra
ormai sopraffatto dallo smarrimento Abo incontra Stecco, un compagno dei
tempi del militare, che lo convince ad andare a lavorare con lui in
campagna. Qui il protagonista ritroverà un rapporto sano col lavoro e con se
stesso, lontano dalle forzature e dalla prepotenza della precarietà moderna.
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Lunedì 19 marzo in scena
‘La vita non basta’, una produzione di I
Sotterranei dei Castello, di e con Raimondo
Brandi, diretto da Alessia
Berardi. Musiche di Daniel Bacalov
e scenografia di Chiara di Salvo.
Lo spettacolo racconta la vita di un’emigrata Albanese o di chiunque scappa
per troppa passione ma diventa subito un viaggio tra figure letterarie o
reali, spesso crudeli: il marito-sfruttatore toscano che l’ha fatta venire a
Pontedera, l’egiziano proprietario dell’agenzia che ha organizzato il
viaggio, il ragazzino timido e crudele che non la aiuta quando scappa, la
maga-cartomante russa.
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Lunedì 2
aprile, la Compagnia Dionisi di Milano che porta sul palcoscenico del
Teatro Turoldo lo spettacolo ‘Patate. Una parola senza denti sulla
guerra’ di
Renata Ciaravino, con Matilde Facheris, Silvia Gallerano,
Carmen Pellegrinelli e l’armonica cromatica di Alberto Varaldo.
Musiche di Donato Biscione e regia di Valeria Talenti. Un
lavoro la cui narrazione è affidata a tre donne anziane impegnate a
ricordare com’era lo loro vita di gente comune negli anni terribili della
guerra. Non una cronaca dunque, ma piuttosto un racconto sentito e tutto
personale, lontano cioè da saggi critici e articoli di giornale.
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